Stagionalità e biodiversità
La vita delle piante nei frutteti e negli orti è scandita dal susseguirsi delle stagioni: ogni periodo dell’anno è tipico per particolari prodotti vegetali che in quella stagione presentano le migliori caratteristiche, anche dal punto di vista nutritivo. Inoltre sembra che il ritmo delle stagioni corrisponda meglio alle esigenze dell’organismo in quel particolare periodo dell’anno. Una volta il legame dell’uomo con la natura era molto stretto e anche la scelta del cibo dipendeva da essa: arance d’inverno e pesche d’estate, non era possibile diversamente. Oggi non è più così: è ormai una abitudine acquistare in qualsiasi stagione dell’anno la maggior parte di frutta e verdura, salvo eccezioni come le angurie e le castagne. Le ragioni di questa disponibilità sono diverse: dalla coltivazione in serra, che protegge le produzioni agricole, alla facilità dei trasporti, che favorisce gli scambi commerciali con Paesi dalle condizioni climatiche diverse e quindi una produzione agricola “fuori stagione” per l’Italia. Anche le tecniche di conservazione e la scelta di particolari “cultivar”di una stessa specie, che matura e quindi viene raccolta in mesi differenti (da qui le definizioni di “primizie” e “tardive”), contribuiscono alla maggiore reperibilità di molti prodotti. L’agricoltura può, inoltre, svolgere un ruolo importante per la difesa della biodiversità, cioè di tutte le forme nelle quali si differenziano animali e vegetali. Sono, infatti, migliaia ormai le specie del nostro pianeta, tra vegetali e animali, a rischio sopravvivenza. Questo è un problema ormai a livello mondiale, tanto che il 2010 è stato proclamato dall'ONU l'Anno Internazionale della Biodiversità, nel quale tutti i Paesi sono chiamati ad azioni che arrestino la quotidiana perdita di diversità biologica. L’Italia comunque, con le sue 12.000 specie di flora delle quali il 13,5% di specie endemiche, "è il Paese Europeo, come afferma il WWF, più ricco di biodiversità, anche se molta di questa ricchezza si sta perdendo".
